Per tutti i morti di CIE

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Nella notte tra il 12 e il 13 agosto del 2013, Abdelmajid El Kodra cade dal tetto del CIE di Gradisca. 

Da poche settimane si trova al CIE di Gradisca. Un mostro fatto di mura, sbarre, reti che oscurano il cielo, una burocrazia impietosa che ingabbia persone “colpevoli” di essere senza documenti, “irregolari” in lista d’attesa per l’espulsione, o semplicemente per un foglio di via che arriva spesso dopo mesi di detenzione. 

Come molti suoi compagni di detenzione, la notte tra l’8 e il 9 agosto Majid voleva festeggiare l’Eid, la fine del Ramadan. Una festa religiosa importantissima per i musulmani. I detenuti chiedono di poter passare la notte fuori dalle proprie stanze, nelle “vasche” (vere e proprie gabbie coperte da vetri in plexiglass e sbarre di ferro), per poter stare all’aria aperta in una ricorrenza cosi importante.

Ad un certo punto, “qualcuno” decide che la festa deve finire. Parte una protesta, e immediatamente arriva la risposta delle forze dell’ordine che presidiano il centro giorno e notte. Arrivano le botte, ma non bastano per “domare” una sessantina di persone disarmate: arrivano anche i lacrimogeni. La storia si ripete due giorni dopo, stesso copione, stesso dispiego di forze armate sui detenuti che riescono a salire sul tetto del centro per poter sfuggire all’inferno. 

Da questo inferno Majid tentava di scappare. La caduta dal tetto gli provoca ferite gravissime alla testa, inspiegabilmente il medico di turno (che si trova al CARA) non viene chiamato: l’ambulanza arriva venti minuti dopo, e almeno quaranta ne impiega per arrivare all’ospedale di Cattinara, a Trieste.

Majid è morto il 30 aprile 2014, dopo mesi di coma, trattato dalle autorità come un “caso riservato”, cosa che ha inizialmente impedito persino ai suoi parenti di vederlo. Nessuno dal suo paese natale, il Marocco, ha potuto fargli visita. La burocrazia della Fortezza Europa non ha pietà di nessuno.

Il 20 agosto 2014 ci siamo ritrovati davanti al muro di un CIE per ora chiuso, per ricordare. 

Ricordare Majid, ma anche tutte le persone morte di CIE in questi anni di leggi nemiche dell’essere umano, anni di abusi perpetrati nell’impunità totale in quelle “zone franche del diritto” disseminate sul territorio italiano che sono i Centri di Identificazione ed Espulsione.

Abbiamo ricordato la storia del CIE di Gradisca, segnata da disperati atti di autolesionismo, lacrimogeni, botte, una storia comune a tutti i centri di detenzione. 

I nomi dei morti sono stati affissi al muro grigio del CIE di Gradisca, un fiore per ognuno di loro, anche per quelli di cui non conosciamo l’identità, perché le poche righe di cronaca non hanno ritenuto necessario riportarla. 

Noi crediamo invece che sia necessario ricordare le vite spezzate di queste persone, vittime di Stato, anche loro vittime della Fortezza Europa che probabilmente piangerà lacrime di coccodrillo il prossimo 3 ottobre, anniversario del tragico naufragio di un anno fa davanti a Lampedusa.

Quei nomi sono stati rimossi dal muro del CIE subito dopo la commemorazione del 20 agosto, da mani evidentemente spaventate dalla memoria di ciò che è stato, desiderose di cancellare in fretta qualsiasi segno che possa spiegare a chi ancora non conosce la realtà di questi centri cosa significa essere “irregolari” nel nostro paese.

Noi non dimentichiamo, e pubblichiamo oggi la lista di quei nomi perché resti visibile, perché nessuno possa dire “io non sapevo”, perché la politica che quotidianamente parla di immigrazione senza cognizione di causa sappia che non si tratta che di vite, di persone morte di burocrazia. 

Noi non dimentichiamo, alla faccia di chi continua a tenere aperti i CIE sul territorio italiano, alla faccia di chi, impunemente, commette abusi di potere sulla pelle dei migranti, abusi per cui nessuno pagherà. 

Noi non dimentichiamo e diciamo forte a chi pensa di dividere il paese in “stranieri” e “italiani” che qualsiasi violazioni dei diritti umani commessa dallo Stato ai danni dei migranti ci riguarda tutti, perché i diritti non hanno nazionalità

Questi morti sono i nostri, il nostro Paese ne è responsabile, nel Paese degli abusi noi non ci riconosciamo, e a chi vuole ignorare questa realtà diciamo che questa lista di morti parla da sola: “Meditate che questo e’ stato!”

  •  1 agosto 1998, carcere di Agrigento Muore Abdeleh Saler, portato in carcere dal Cpt di Lampedusa, dove gli sarebbe stata somministrata una dose letale di psicofarmaci.
  •  24 dicembre 1999, CPT di Ponte Galeria (Roma) Muore Mohamed Ben Said, cittadino tunisino di 39 anni (sposato con cittadina italiana), probabilmente per una dose eccessiva di psicofarmaci somministratigli all'interno del centro. Viene trovato con la mandibola fratturata. 
  •  28/29 dicembre 1999, CPT di Serraino Vulpitta (Trapani). Dopo un tentativo di fuga che viene duramente sedato dalle forze dell'ordine, dodici migranti vengono rinchiusi in una cella, bloccata dall'esterno con una sbarra di ferro. Nel tentativo di farsi aprire la porta, dall'interno viene incendiato un materasso. Immediatamente il rogo divampa: muoiono Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti e Nasim, tutti cittadini tunisini.
  •  Gennaio 2005, CPT di Lamezia Terme Muore suicida Said Zigoui, 44 anni e due figli, cittadino marocchino. Pochi giorni prima aveva già tentato il suicidio.
  •  Notte tra il 31 dicembre e il 1 gennaio 2006, CPT di Pian del Lago (Caltanissetta) Muore Mehdy Alih, cittadino tunisino di 30 anni, in seguito ad una crisi cardiaca.
  •  Agosto 2006, CPT di Bologna Muore Mohamed Alui, cittadino tunisino, per una probabile overdose di farmaci anti-epilettici che gli erano stati somministrati per sedarlo. 
  •  1 Dicembre 2006, Catania Muore di meningite Christiana Amankwa, cittadina liberiana rinchiusa nel CPT di Ragusa dal 20 luglio fino al 18 settembre nonostante avesse presentato richiesta d'asilo. La ragazza presentava già sintomi durante il periodo di detenzione, ma non era mai stata ricoverata in ospedale. 
  •  Dicembre 2006, CPT di Lamezia Terme Si impicca N.A.I., cittadino bulgaro di 40 anni di cui non conosciamo il nome.
  •  Ottobre 2007, CPT di Modena Nell'arco di 48 ore muoiono suicidi due ragazzi di 23 e 25 anni, di cui non conosciamo il nome. Entrambi si impiccano in una delle stanze del centro.
  • 24 maggio 2008, CIE di Torino muore Fathi Nejl, cittadino marocchino. Erano stati inutilmente richiesti i soccorsi per tutta la notte. 
  • Notte tra il 29 e il 30 giugno 2008, CIE di Caltanissetta. Muore per arresto cardiaco Yussuf Abubakr, richiedente asilo ghanese di 19 anni. Anche in questo caso erano stati inutilmente richiesti i soccorsi per tutta la notte.
  • 25 Dicembre 2009, CIE di Milano. Si impicca Carlos, cittadina brasiliana di 34 anni. 
  • 7 Maggio 2009, CIE di Ponte Galeria – Roma. Si toglie la vita M.M., cittadina tunisina di 49 anni.
  • 18 Marzo 2009, CIE di Ponte Galeria – Roma. Muore per arresto cardiocircolatorio Salah Souidani, cittadino algerino di  42 anni.  L'uomo era stato picchiato dalla polizia la sera precedente.
  • 10 Agosto 2013, CIE di Crotone. Muore in circostanze non chiare Moustapha Anak, cittadino marocchino di 31 anni. La notizia viene resa nota nove giorni dopo.
  • 30 Aprile 2014, CIE di Gradisca d'Isonzo. Dopo otto mesi di coma, muore AbdelMajid El Kodra.

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