Colpirne uno per educarne cento

Un giovane che era trattenuto al CIE di Gradisca d'Isonzo si trova ora recluso nel carcere di Gorizia; su di lui le imputazioni di danneggiamento, oltraggio a pubblico ufficiale e minacce.

I fatti che gli vengono contestati si riferiscono al 21 settembre giorno in cui i reclusi del CIE hanno, per la quinta volta dall’inizio delle proteste di agosto, rotto la rete che chiude le gabbie dall’alto, per raggiungere il tetto.

Il danneggiamento che lo ha portato in carcere è proprio quello della rete, che ricordiamo è stata montata non più di 10 mesi fa, la stessa rete che ha colpito e impressionato chi ha visitato il CIE nell’ultimo periodo dai consiglieri regionali, ai parlamentari, fino al senatore Manconi.

Quella che non permette più nemmeno guardare il cielo, quella che rende lo spazio che gestori, Prefettura e Questura chiamano “vasche”, delle gabbie e basta.

Tra pochi giorni, il 15 ottobre, ricorre il primo anniversario dell’arresto di tre persone che al CIE di Crotone erano state accusate di devastazione e resistenza aggravata per aver divelto, durante una rivolta, strutture di costrizione per raggiungere il tetto e da lì aver dato via ad una “battaglia”, durata quasi una settimana, con lancio di vari materiali staccati dalla struttura stessa.

Da quella accusa i tre erano stati assolti dal giudice del Tribunale di Crotone che aveva riconosciuto come la loro fosse stata una forma di resistenza e di difesa personale per la condizione di ingiusta compressione della libertà e dei diritti fondamentali. Nella sentenza che li ha assolti è stato inoltre sottolineato come, secondo la direttiva europea 115 del 2008, il ricorso alla detenzione amministrativa debba essere attuata in “estrema ratio”.

Dice un passaggio della sentenza:

“Né può ritenersi che gli imputati avrebbero potuto porre in essere forme di protesta passiva, come, ad esempio, lo sciopero della fame, dato che uno Stato laico di diritto non si può sostituire ad una scelta di valori (quali quelli da porre in conflitto rispetto alla condotta aggressiva subita) che compete esclusivamente all’agente. Si deve inoltre tenere in debita considerazione l’idea – che costituisce cultura dominante e che è stata ribadita all’odierna udienza dal rappresentante della Pubblica Accusa nella sua requisitoria – secondo cui il trattenimento presso un centro di identificazione è previsto dalla legge, per cui gli apparati burocratici (prefetture, questure, giudici di pace, altre magistrature, etc.), non possono fare altro che applicare la legge vigente. Nel caso specifico, tale idea avrebbe reso pressoché inutile ogni altra istanza orale o scritta alle autorità competenti: tant’è che gli imputati hanno riferito di aver provato a rivolgere richieste, senza sortire alcun effetto (“come acqua nella sabbia”).”

Come appare chiaro che l’azione di togliere una rete durante una rivolta non è certo atto di un’unica persona, così pare che l’arresto avvenuto al CIE di Gradisca d’Isonzo sia stata un’azione punitiva che vuol essere monito per gli altri. Se poi la persona in questione era in contatto con Tenda per la Pace e i Diritti e si faceva portavoce delle istanze di altri e faceva “uscire” quanto accadeva all’interno, la luce su quanto accaduto si fa ancora più fosca.

Da mesi i reclusi del CIE di Gradisca stanno portando all’attenzione pubblica la disumanità del luogo e la situazione di negazione dei diritti, ma nonostante molte prese di posizione netta per la sua chiusura, non da ultima la Regione FVG che si è espressa con una mozione pochi giorni fa, le loro richieste non hanno sortito effetto, anzi la situazione all’interno del CIE è peggiorata da quando è stata aggiunta una nuova rete anche al corridoio centrale che conduce alle gabbie e da giorni, i trattenuti possono raggiungere l’atrio interno, l’infermeria e gli uffici uscendo solo uno alla volta scortati da due poliziotti.

Qui di seguito l’intera sentenza del Tribunale di Crotone, per ricordare che ribellarsi all’ingiusta detenzione è legittima difesa!

 http://www.meltingpot.org/Sentenza-del-Tribunale-di-Crotone-n-1410-del-12-dicembre.html#.Uk7VO6dH6P8

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