Condizioni strutturalmente critiche - analisi del CIE di Gradisca dopo la visita del senatore Manconi

Al termine della visita del 10 settembre 2013 al CIE di Gradisca d'Isonzo (Go), a cui ha partecipato anche Tenda per la Pace e i Diritti, il senatore Manconi, presidente della Commissione straordinaria al Senato per la tutela e la promozione dei Diritti Umani, ha definito l'intero sistema CIE “gravemente deficitario, inutilmente dispendioso e, soprattutto, gravemente critico rispetto alla tutela dei diritti umani”. Ha poi aggiunto che quello di Gradisca presenta “condizioni più critiche di altri CIE visitati”.
Nella conferenza stampa conclusiva ha poi ricordato come, nell'analisi di quanto sta accadendo, non si possa prescindere dal fatto che una persona si trova in coma dopo essere caduto dal tetto del CIE, il ricordarlo, ha detto, “non è una questione umanitaria, ma istituzionale, perchè quella è una struttura dello Stato” ha poi aggiunto che se si fosse trattato di un italiano sapremmo tutto di quella vita quasi spenta o quantomeno il suo nome, invece, trattandosi “di altro diverso da noi” non si sa neppure quello.

Majid. Si chiama Majid e non è più in coma farmacologico, ma in coma per il trauma ricevuto alla testa. I medici non si pronunciano sul suo futuro, su quanto tempo potrebbe stare in coma, se e come potrebbe uscirne. I famigliari ci raccontano che non è stato in carcere a Bergamo, come invece era scritto sui giornali nei giorni successivi l'incidente, aveva sì avuto un processo, ma ne era uscito assolto. Majid viene descritto come un ragazzo buono e molto forte. “È per questo che non è morto” dicono. Raccontano di quando per puro piacere e sfida personale ha percorso diversi chilomentri a nuoto per attraversare il lago del suo paese in Marocco.
Oppure di quando, durante un pic-nic, il tappo del termos del tè è caduto nel bacino idrico e lui ha provato e riprovato, finchè non è riuscito a recuperarlo, in apnea, a 22 metri di profondità.
Ha ragione il senatore Manconi, è una questione istituzionale, ma ancora una volta le istituzioni non giocano a favore di Majid perchè abbiamo dovuto minacciare denunce per far riconoscere il diritto dei cugini, come famigliari più stretti presenti in Italia, a ricevere informazioni.
E quando, pochi giorni fa, siamo andate in ospedale per parlargli e fargli ascoltare un po' di musica, i medici del reparto ci hanno chiesto se avevamo l'autorizzazione della direzione sanitaria per stare lì, perchè questo è un “caso riservato” e ci hanno preso nome e cognome.
Identificate! Già, come al CIE.

“Gravemente deficitario”

Il CIE di Gradisca è deficitario su moltissime cose, è il Cie delle mancanze, del “non c'è”, ma proviamo qui ad analizzarlo dal punto di vista dell'inefficienza rispetto al suo scopo dichiarato: l'identificazione e l'espulsione di chi non è in regola con il permesso di soggiorno.
Sono 43 le persone che in questo momento sono trattenute all'interno del CIE di Gradisca d'Isonzo (GO), a fronte di una capienza massima iniziale di 248 posti, ridotti ora a 68.
30 su 43 persone hanno fatto richiesta di Rimpatrio Assistito Volontario, cioè essi stessi chiedono di essere rimandati nel loro paese di origine.
Ciononostante il tempo di trattenimento medio all'interno del centro è di 175 giorni (circa 6 mesi), a fornire questi dati è il funzionario della Questura che accompagna la delegazione guidata dal senatore Luigi Manconi.


Un tempo di trattenimento molto più alto delle medie di altri centri italiani; infatti dal contatto diretto con le persone troviamo che moltissimi (circa una ventina) si trovano all'interno della struttura da ben oltre 6 mesi (attorno ai 10 mesi) e alcuni di essi sono ormai prossimi alla scadenza dei 18 mesi, termine massimo di detenzione.
I responsabili di Prefettura e Questura di Gorizia imputano la responsabilità ai consolati e alle ambasciate dei paesi di provenienza che non riconoscono, e quindi non identificano, le persone come loro cittadini. Citano poi il caso di un marocchino il cui consolato lo ha identificato ad un giorno dalla scadenza dei 18 mesi. Si spiega forse così la tendenza a portare il trattenimento al tempo massimo, un anno e mezzo della vita di una persona? Anche se in tutta la storia di apertura del CIE di Gradisca l'identificazione dopo tutto quel tempo è avvenuta un'unica volta?
Sarà questa quella che da altri viene definita l'efficienza del CIE goriziano?
L'efficienza la spiega un funzionario di Polizia: l'aver protratto il tempo di detenzione a 18 mesi (e soprattutto la tendenza ad arrivare a questo limite estremo n.d.r.) ha alzato “in maniera esponenziale”, dice, le richieste di rimpatrio volontario. Quindi coloro che hanno un passaporto lo tirano fuori e riescono quasi ad essere felici di risparmiarsi un'insensata lunga detenzione. Il CIE di Gradisca ottiene così la media italiana più alta di espulsioni/rimpatri, ben il 65% dei trattenuti, a detta del Questore, su una media nazionale che è pari al 50,54%.
Il fatto che chi non viene identificato rischia di rimanere inutilmente un anno e mezzo in condizioni oltre al limite del sopportabile (lo stesso senatore Manconi ha affermato che sono meglio le carceri italiane dei CIE) è un effetto collaterale dell'efficienza?

“Inutimente dispendioso”

E poi, sicuri che si possa parlare di efficienza? Se si guarda fuori dai propri orticelli coltivati con sì tanta veemenza, si scopre tutta la falsità del sistema CIE: nel 2012 i migranti rimpatriati attraverso i CIE sono stati l' 1,2% dei 326.000 immigrati irregolari che l'Ismu ha stimato esser presenti in Italia (fonte: Arcipelago CIE – Medici per i Diritti Umani)
Quindi a quanti ci chiedono “Voi volete chiudere i centri, ma poi quelli dove li mettiamo?” rispondiamo: “Non abbiate paura sono già tra noi, CIE aperti o CIE chiusi voi non vi accorgereste della differenza”
Il punto è piuttosto emanare una legge sull'immigrazione che non sia essa stessa una fabbrica di clandestinità, come l'attuale Bossi-Fini.
I CIE inoltre non funzionano nemmeno come detterrente all'ingresso irregolare in Italia: guardando i dati da quando è entrato in vigore il trattenimento fino ai 18 mesi ad oggi, è chiaro che la diminuizione di ingressi in Italia è legata esclusivamente alla persistente crisi economica.
Quindi sono sicuramente inutili. In compenso, quanto costano?
Tornando a Gradisca e prendendo in considerazione il numero di presenze attuali, l'ente gestore, il consorzio Connecting People, riceve più di 1.700 euro ogni giorno (39,91 euro al giorno per ogni persona trattenuta).
Riferendoci poi al dato del trattenimento medio, possiamo ricavare che, per ogni trattenuto, Connecting riceve mediamente 7.000 euro. Si va da un minimo di poche centinaia di euro ad un massimo di 21.000 euro, per una sola persona. Moltiplicando per il numero delle persone attuali abbiamo una spesa media di oltre 300.000 mila euro.
Se poi si pensa che siamo ai minimi storici rispetto al numero di persone trattenute e guardiamo alla capienza attuale, mediamente Connecting Peole riceverebbe 470.000 euro.
E sulla capienza massima della struttura (248 posti)? Un milione settecentotrentaseimila.

Per restrutturare le zone del centro, danneggiate durante le varie rivolte, sono stati spesi più di un milione e mezzo di euro e, se verranno riaperte, il CIE risulterà un'immensa e inutile macchina mangiasoldi.
Già perchè nelle cifre conteggiate sopra non ci sono né i costi delle forze dell'ordine, né i costi sanitari (quelli che pesano sull'azienda sanitaria pubblica), né gli alti costi delle poche espulsioni effettivamente realizzate.
Costi surreali, soprattutto in questo momento di crisi economica.
Costi che sarebbe il momento di svelare e che i sindacati di polizia, che spesso escono con comunicati stampa sul tema, potrebbero indicare con maggior precisione.
Magari nello stesso comunicato potrebbero spiegare che questi soldi non vengono intascati direttamente dai migranti reclusi, come vox populi continua a sostenere, e che ai migranti vengono date solo merci, per lo più sigarette e carte telefoniche, per un valore non superiore a 3,5 euro al giorno.


“Soprattutto, gravemente critico rispetto alla tutela dei diritti umani”

Elevati costi di gestione che non trovano riscontro nei servizi interni, perchè, come riferisce lo stesso senatore Manconi, per la maggior parte della giornata le persone sono rinchiuse nelle camere e nelle gabbie antistanti, private di tutto.
Il CIE del “NON C'È”.
Non ci sono attività se non un corso di italiano, attivato di recente, che suona quasi da presa in giro.
Non c'è la barberia che si è trasformata in una stanza aggiuntiva in cui a terra dormono due persone che, non avendo il bagno, fanno la pipì nei lavandini.
Non c'è una libreria ed è vietato tenere libri e giornali in quanto materiale infiammabile, ma su questo divieto non c'è nulla di scritto, tanto è vero che il Prefetto dice che non c'è il divieto, peccato che la prassi c'è, quella si vede e, sulla base del “divieto che non c'è”, non viene dato neppure il regolamento interno del centro.
Non c'è nessun spazio comune, neppure una mensa dove mangiare. Oltre alle camere con gabbie annesse ci si può recare solo in un atrio, ma a piccoli gruppi e sempre scortati, prima a scortare c'erano solo gli operatori ora c'è anche la polizia.
Gli altri spazi sono gli uffici: l'ufficio immigrazione e uffici amministrativi in cui si cerca di andare anche per capire cosa accadrà nel futuro, come poterne uscire, ma non c'è un'assistenza legale e bisogna affidarsi agli avvocati, la maggior parte avvocati d'ufficio, che spesso si fanno vedere solo alle udienze di convalida davanti al giudice di pace.
Poi c'è l'ambulatorio medico, in cui molti si recano dopo gesti di autolesionismo, ma non c'è un'assistenza medica seria.
Durante la visita molte persone hanno mostrato la documentazione di malattie per le quali non ci sono percorsi di cura: c'è chi deve essere operato alla tiroide, chi ad un ginocchio, chi soffre d'asma, chi ha la psoriasi e rimanendo anche mesi senza crema ne mostra le piaghe sul corpo, addirittura c'è chi ha certificata una diagnosi di disturbo psichico. Persone che, a rigor di legge, non dovrebbero stare lì dentro.
Gli psicofarmaci in compenso ci sono! E non ci sono solo per chi soffre di problemi psichici, ci sono per tutti e quasi tutti li prendono.
Il medico in turno durante la visita aggiunge che non ci sono solo gli ansiolitici, come ci si potrebbe aspettare, ma anche antipsicotici e antiepilettici. Roba forte che crea dipendenza e che se somministrati a lungo, specie se alla base non c'è una patologia, possono fare danni.
Un'altra fonte rivela l'uso massiccio di Rivotril, un derivato delle benzodiazepine, con proprietà ansiolitiche, sadative e antiepilettiche. È un farmaco pesante che rimane nel sangue per 20 ore, con una grossa induzione alla dipendenza, nelle città viene spacciato perchè considerato “la droga dei poveri”. Sembra che al CIE di Gradisca sia stato comprato, in grande quantità, proprio nel momento di passaggio dai 6 mesi ai 18 di trattenimento massimo.

“Alle condizioni attuali deve chiudere” ha concluso il senatore Manconi, ma queste condizioni attuali a Gradisca durano da più di due anni e si sono trasformate in condizioni strutturali, servirebbe a poco correre ai ripari con qualche modifica e l'unica soluzione realmente accettabile è la sua chiusura.

 

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