Report del vertice sulla situazione del CIE di Gradisca del 23 agosto

Si è svolto oggi il vertice istituzionale al comune di Gradisca sulla situazione del CIE. Presenti deputati del Friuli Venezia Giulia, consiglieri e assessori regionali e alcuni rappresentanti della Provincia di Gorizia.

Grande assente la società civile, in un momento in cui va a questa il riconoscimento di aver sempre mantenuto attiva l'attenzione su questi luoghi per troppo tempo dimenticati dalla politica. Società civile che, spiace essere autoreferenziali, forse dimostra di avere più competenza e voce in capitolo rispetto ad un tema su cui continua ad esserci enorme confusione e grande impreparazione. Viene concesso a due di noi di entrare e proviamo a prendere la parola alla fine degli interventi ma la stessa Serracchiani ci informa che ci incontrerà in un altro momento, e che questo è un vertice istituzionale, la nostra presenza è prevista solo come uditori.

Una chiusura incomprensibile, in un momento in cui è evidente che solo una convergenza di diverse forze- e conoscenze- può portare a raggiungere l'obiettivo, che è quello di chiudere il CIE di Gradisca. Al Prefetto di Gorizia invece, lo sottolineano molti dei presenti, vanno i ringraziamenti per la sua presenza costante e collaborativa anche con il Comune di Gradisca.

Presenti che evidentemente non sono a conoscenza dell'esistenza di regolamenti che la Prefetto era tenuta ad applicare (come la norma ormai nota a tutti che prevede l'accesso alla comunicazione con l'esterno di tutti i detenuti anche tramite i telefoni cellulari, inapplicata per quasi due anni a Gradisca sulla base di una sua decisione totalmente arbitraria), e neanche del fatto che sempre alla Prefettura spetta anche la gestione dell'ordine pubblico (ricordiamo che a Gradisca sono stati lanciati dei lacrimogeni CS all'interno delle gabbie in cui sono recluse delle persone non più tardi di due settimane fa). L'onorevole Pellegrino ricorda di essere entrata al CIE la prima volta in seguito alla denuncia da parte dei migranti di essere stati oggetto di pestaggi e lanci di lacrimogeni durante la notte del Bajram (una delle più importanti festività nel calendario islamico), ma l'onorevole Brandolin ribadisce la totale solidarietà alle forze dell'ordine.

Salvo qualche confusa eccezione, gli interventi dei presenti vanno tutti nella direzione di una possibile chiusura del CIE, “la situazione è al momento ingestibile” osserva all'inizio la Presidente Serracchiani, che chiederà insieme al Sindaco di Gradisca un intervento del governo proprio per verificare se questa chiusura sia davvero possibile. C'è chi, tra i parlamentari, non manca di riportare opinioni confuse che rispecchiano come anni e anni di voluta criminalizzazione della figura del migrante abbiano raggiunto il loro risultato: “all'interno del CIE l'85% delle persone ha commesso reati gravi, non pensate di trovarvi davanti a degli angioletti.” Per fortuna c'è chi gli ricorda che i diritti umani prescindono dal giudizio morale e personale, al di là del fatto che queste percentuali risultano essere poco veritiere.

Nessuno ricorda però all'Onorevole Brandolin che la direttiva ministeriale Mastella del 2007 prevede l'identificazione del migrante soggetto a provvedimenti di custodia cautelare direttamente in carcere, e che quindi la presenza di ex detenuti al CIE è estremamente grave dal punto di vista dell'applicazione della legge. I parlamentari stigmatizzano la situazione politica attuale per cui, nonostante il governo esista, pare stia per cadere da un momento all'altro e quindi abrogare o almeno rivedere la Bossi- Fini è impossibile.

Della nota che ASGI ha inviato a diversi assessori regionali (tra cui l'assessore alla salute) sulle competenze regionali rispetto al controllo della situazione sanitaria all'interno del CIE, pare essersi persa la traccia. L'impressione che questo vertice lascia alle orecchie di chi ha potuto ascoltare è che ci sia una volontà politica di agire, ma manchi in gran parte la consapevolezza delle proprie competenze e anche - purtroppo- degli appigli che il diritto offre per muoversi verso la chiusura.

La rigida divisione tra politica e società civile che nel 2013 dovrebbe essere perlomeno superata – si legga un qualsiasi paper universitario sul ruolo dello Stato nella gestione delle politiche migratorie e si troverà facilmente esplicitata la consapevolezza che esso non può più essere l'unico attore in grado di intervenire in questo senso - si è riproposta oggi in maniera preoccupante.

Auspichiamo che l'incontro promesso dalla Presidente Serracchiani possa avvenire quanto prima e non sia solo un pro-forma per evitare contestazioni. In Emilia Romagna, negli ultimi mesi, un percorso che ha visto coinvolte diverse soggetti, istituzionali e non, ha portato alle chiusure - temporanee, ma è già un inizio - dei CIE di Modena e Bologna.

Non è pensabile che una mobilitazione simile non ci sia anche in Friuli Venezia Giulia, con l'auspicio che ciò avvenga parallelamente ad un'assunzione di responsabilità da parte di chi ha voluto esasperare volutamente la situazione del CIE di Gradisca e ad un pubblico riconoscimento del fatto che ciò è accaduto - e continua ad accadere- anche da parte delle istituzioni locali.

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