Camere a GAS - CIE di Gradisca

Il 10 agosto 2013 l'Onorevole Serena Pellegrino (SEL) ha effettuato una visita al CIE di Gradisca d'Isonzo (Go), accompagnata da Matteo Negrari (Assessore del Comune di Staranzano) e Galadriel Ravelli (Presidente dell'Associazione di Promozione Sociale Tenda per la Pace e i Diritti).

La visita non era stata precedentemente concordata con la Prefettura, in quanto aveva lo scopo di verificare la voce ufficiosa di un presunto pestaggio ai danni dei detenuti della struttura avvenuto la notte tra l'8 e il 9 agosto.
Un primo riscontro di quanto avvenuto è stato richiesto sia ai responsabili della Prefettura di Gorizia che a quelli della Questura: tutti hanno minimizzato l'accaduto, ammettendo che ci sono effettivamente stati alcuni disordini dovuti al rifiuto dei detenuti di rientrare nelle proprie stanze, nonostante l'ora tarda (erano circa le due di notte). Tale rifiuto appare piuttosto legittimo in quanto i detenuti si trovavano nei cortili su cui si affacciano le camerate, cortili che sono “protetti” da vetri antisfondamento ai lati e da una grata di ferro nella parte superiore, rendendo veramente difficile un possibile tentativo di fuga, ( in ogni caso sono certamente più freschi delle stanze). La volontà di rimanere fuori proprio quella notte deriva inoltre dalla ricorrenza della fine del Ramadan che, pure nella situazione di limitata mobilità che si trovano a subire, i detenuti speravano di poter festeggiare.
Al crescere della tensione per il mancato rientro dei detenuti nelle loro stanze, non è mancata la “puntuale” (in quanto già riscontrata in altre occasioni e già denunciata da Tenda per la Pace e i Diritti) risposta delle forze dell'ordine: i detenuti hanno consegnato sia all'onorevole Pellegrino che alla rappresentante di Tenda per la Pace e i Diritti due dei lacrimogeni lanciati per “sedare” la presunta rivolta in corso quella notte.
La presenza di almeno due persone con documentati problemi d'asma ha reso questa gestione della situazione ancora più problematica, perchè essendo lo spazio in cui è avvenuto il lancio di lacrimogeni molto piccolo (e in parte, come già detto, delimitato da vetri antisfondamento), l'aria si è resa pericolosamente irrespirabile in brevissimo tempo. In particolare una delle due persone incontrate, che fa uso di Ventolin per curare l'asma (documentata da alcune carte dell'Ospedale di Gorizia in data 18 e 30 luglio 2013), lamenta di essere svenuta per l'assenza d'aria durante “l'intervento” delle forze dell'ordine.
Molti detenuti hanno inoltre denunciato di aver ricevuto diversi colpi di manganello, alcuni lamentando (ed esibendo) fratture alle dita delle mani sommariamente fasciate nell'ambulatorio del centro. Durante gli scontri è stato sfondato uno dei vetri in plexiglass, che già ieri era stato prontamente sostituito.
E' quindi evidente che il tentativo di sminuire l'accaduto da parte delle forze dell'ordine contrasta con quanto visto (soprattutto visto) e ascoltato dalla delegazione in visita alla struttura.
Non si può inoltre tacere sul preoccupante (e già riscontrato durante la visita alla medesima struttura il 26 luglio) stato psico-fisico di chi si trova a scontare una detenzione non compresa e di cui non si conosce la durata: difficile trovare dei corpi che non siano ricoperti da ferite auto-inferte, un signore addirittura ne mostra una enorme ad altezza dello stomaco, “mi sono aperto perchè volevo strapparmi il cuore” dice; un ragazzo dallo sguardo completamente assente viene incitato dai compagni a mostrare il buco che si è provocato ad un lato della faccia, infilzandosi con una penna. Più di qualcuno mostra le foto dei figli avuti in Italia, è difficile trovare chi non parli la nostra lingua perchè quasi tutti si trovano sul nostro territorio da almeno dieci anni, quasi tutti hanno una famiglia qui. Famiglia con cui continua ad essere difficile comunicare, perchè a distanza di due settimane dal nostro ultimo ingresso nulla è cambiato: il divieto di possedere i cellulari, uno dei tanti provvedimenti che fanno di Gradisca un centro sui generis rispetto agli altri, continua a persistere. Continua a persistere la limitazione al movimento all'interno del centro, così che solo gruppi di tre o quattro persone possono uscire dalle “gabbie” per accedere all'area “ristoro” (dove si trovano i distributori automatici), i pasti continuano ad essere serviti in camera e la volontà di rendere questa detenzione conforme agli standard minimi di decenza e rispetto della persona continua ad apparire praticamente nulla.
Le stesse forze di polizia lamentano l'inutilità del prolungamento della detenzione a 18 mesi, ci viene confermato che diversi ospiti tra agosto e ottobre raggiungeranno questo limite, verranno rilasciati probabilmente con un foglio di via e senza essere identificati, dopo aver verificato sulla propria pelle (qualcuno per la seconda o terza volta) l'inefficacia e l'inumanità delle politiche migratorie di questo paese.

Informazioni aggiuntive