Ingresso al CIE del 15 ottobre 2012

Il 15 ottobre 2012 una delegazione composta da amministratori locali, deputati, giornalisti e dai referenti della campagna LasciateCIEntrare e dell'associazione Tenda per la Pace e i Diritti ha effettuato un ingresso collettivo al CIE di Gradisca d'Isonzo (Go), ormai generalmente riconosciuto come “uno dei peggiori CIE d'Italia”. Quello che abbiamo visto purtroppo non è nuovo né meno grave di quanto non ci aspettassimo: al momento vi sono 66 detenuti all'interno del centro (inutile, come ha ricordato l'Onorevole Sarubbi, presente alla visita, chiamarli “ospiti”), la maggior parte dei quali, ci è stato confermato dal medico del consorzio Connecting People che ha in gestione la struttura, fa uso quotidianamente di psicofarmaci. Quello più utilizzato è il Rivotril, farmaco a basso costo dalle proprietà ansiolitiche e sedative, che secondo lo stesso medico verrebbe richiesto proprio dai detenuti per “far passare i giorni più velocemente”: con il risultato, denunciano questi, che in molti sviluppano dipendenza e vivono una condizione di costante assenza e spaesamento. L'abuso della somministrazione di psicofarmaci è già stato precedentemente denunciato da Tenda per la Pace e i Diritti, ricordiamo la storia di Radouane, il detenuto che quest'estate si è fratturato entrambi i talloni durante un tentativo di fuga saltando da un'altezza considerevole: egli stesso aveva riconosciuto che, se non fosse stato sotto l'effetto di farmaci, non avrebbe mai saltato.

Su richiesta della delegazione, Connecting People ci ha informato delle condizioni di Radouane, uscito dal centro qualche giorno fa, assicurandoci  che, dopo il suo trasferimento dall'ospedale al CIE, egli era stato messo in condizione di fare quotidianamente gli esercizi di fisioterapia necessari per il recupero all'interno della stessa infermeria (struttura evidentemente non attrezzata per questo genere di attività). Il consorzio ci ha anche rassicurato sulle condizioni di vita quotidiana di Radouane: il CIE non è chiaramente una struttura idonea a chi non è autonomo nei movimenti, ma gli operatori di Connecting People si sarebbero resi disponibili, pur riscontrando “qualche resistenza”, a supportarlo nello svolgimento di tutte le azioni che non era più in grado di svolgere da solo. Questa versione è già stata smentita dai detenuti, che pare siano stato l'unico costante supporto di Radouane, ed è confermata dall'incontro con un altro detenuto costretto in sedia a rotelle da mesi (e spinto dai propri compagni), dopo che durante una rivolta gli sarebbe stato lanciato un lacrimogeno sul ginocchio. C. ha sporto una denuncia contro i responsabili della ferita, lamenta dolori forti al ginocchio e una condizione di vita umiliante, in quanto dipendente dalla buona volontà degli altri e da una massiccia dose di antidolorifici e psicofarmaci, niente “fisioterapia” per lui, pare. Inquietante è anche il caso di un signore di 70 anni, la cui cartella clinica certifica una pregressa TBC e un sospetto enfisema polmonare, “sta molto male”, denunciano i suoi compagni di detenzione, ma evidentemente anche le sue condizioni non sono giudicate così compromettenti da autorizzare una scarcerazione. Ricordiamo infatti che il regolamento dei CIE prevede l'impossibilità di trattenere al loro interno persone che presentino evidenti condizioni di incompatibilità psico-fisica con la struttura. C'è anche chi è riuscito a farsi rilasciare una carta dal medico di Connecting People che certifica tale incompatibilità, ma pare che non sia abbastanza in quanto “se non rifiutasse di assumere la terapia, le sue condizioni sarebbero idonee”; o chi soffre di ipertiroidismo e sta aspettando di sottoporsi ad una tiroidectomia, ma forse non è abbastanza.

Riscontriamo ancora una volta la presenza di persone che hanno in precedenza scontato delle pene in carcere, e ci chiediamo come sia possibile dover ancora identificare chi ha già subito un giudizio penale e è rimasto a lungo nelle carceri italiane. Ci chiediamo anche perché le carceri dovrebbero essere “rieducative” per gli italiani e la porta di espulsione per gli immigrati che si vedono privati della possibilità di rinnovare il permesso di soggiorno pur avendo scontato la pena per ciò che hanno commesso. Insomma, nessuna “seconda chance” se sei immigrato,  una normativa, questa, chiaramente discriminatoria.

Incontriamo padri di famiglia che hanno perso il lavoro, o la cui ditta, che sembrava averli assunti regolarmente, è fallita o non ha mai versato contributi

Come se tutta questa violenza già non bastasse, ci viene raccontato il ferragosto di quest'anno al CIE, quando i detenuti sarebbero stati sottoposti ad un immotivato e selvaggio pestaggio: c'è chi mostra ferite alla schiena, chi alla gamba, chi al sopracciglio, fatti che i detenuti sono intenzionati a denunciare alle autorità. Una condizione ancora più paradossale, il dover denunciare le autorità ALLE autorità, e assolutamente non facile. Chiediamo che venga assicurata ai migranti coinvolti la possibilità di fare denuncia e che venga fatta piena luce su quanto è accaduto al CIE il 15 agosto 2012.

I detenuti continuano inoltre ad essere sottoposti ad un provvedimento che è nato due anni fa, per questioni di “emergenza”, che toglie loro un'ulteriore frammento di umanità: la possibilità di tenere con sé i cellulari e comunicare con l'esterno, con le proprie famiglie e i propri affetti. Due anni di un provvedimento di emergenza che non si riscontra negli altri CIE.

A chi crede nella possibilità di rendere più umani questi centri,  sottolineiamo come essi siano fallimentari non solo dal punto di vista umanitario, ma anche per gli scopi che teoricamente dovrebbero raggiungere e altro non sono che una macchina mangia soldi per i bravi contribuenti e strutture degradanti ed umilianti per chi vi è detenuto: com'è possibile che per identificare qualcuno ci vogliano fino a diciotto mesi? Com'è possibile che chi ha già scontato una pena in carcere non sia già stato identificato, o chi ha vissuto per anni in Italia e ha avuto regolari contratti di lavoro diventi improvvisamente un fantasma? A che scopo, quindi, la detenzione? Perché detenuti con problematiche sanitarie evidentemente rilevanti continuano a permanere al CIE?

Continuiamo a sostenere con forza un ripensamento dell'intera disciplina legislativa sull'immigrazione  e la chiusura immediata di questa vergogna che sono i CIE e nel frattempo ci appelliamo alle autorità amministrative locali e nazionali perché questa visita non sia un avvenimento estemporaneo ma diventi una regolare attività di monitoraggio di ciò che avviene sul nostro territorio.

 

Tenda per la Pace e i Diritti – Staranzano (Go)

16 ottobre 2012

 

Informazioni aggiuntive