Gara di appalto per il CIE di Gradisca

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il CIE di Gradisca
Il Cie di Gradisca, fonte: associazione il fiume

COMUNICATO STAMPA dell'associazione TENDA PER LA PACE e i DIRITTI

In questo ultimo periodo c'è stato un gran via vai nelle strutture di via Udine a Gradisca d'Isonzo e numerosi sembrano essere i soggetti che si accingono a partecipare alla nuova gara di appalto per la gestione del CIE e del CARA, tra questi anche una o forse più associazioni culturali. Chi vorrebbe gestire CIE e CARA lo sapremo il primo febbraio 2010 alle 10.00 quando in Prefettura a Gorizia verranno aperte le buste con le offerte di chi ha partecipato alla gara.
La struttura di via Udine ha aperto con la gestione di una cooperativa sociale, è proseguita con quella di un intero consorzio di cooperative sociali e oggi vediamo correre per la gestione anche associazioni culturali tra le cui attività vi sono laboratori di teatro, cineforum, spazi di aggregazione e accoglienza, tutto in chiave multietnica.
Non crediamo possibile che ad oggi, dopo anni di apertura dei CIE (prima CpT), c'è chi pensa di poter trasformare, attraverso una gestione umana e sociale, questi luoghi di detenzione in luoghi di accoglienza o di rispetto dei diritti umani.
Cinque anni di apertura hanno dimostrato anche sul nostro territorio la violenza strutturale dei CIE al di là di chi li gestisce.
Quel muro nasconde, nasconde soprattutto le storie, ognuna diversa, delle persone che vi sono rinchiuse e quello che sta accadendo loro adesso. Ma alcune notizie trapassano il muro: la rabbia per una detenzione insensata, l'assenza di tutele mediche e legali, la depersonalizzazione forzata, le rivolte (l'ultima pochi giorni) le fughe, gli scioperi della fame e della sete, i gesti autolesionistici, le bocche cucite, i tentativi di suicidio, le visite negate a giornalisti e politici.
Questo mentre permane ancora la totale assenza di informazione su quali sono stati i costi complessivi della struttura e cosa si sia ottenuto dalla sua presenza. Avessimo anche solo questo dato sarebbero i cittadini stessi in massa ad indignarsi.
CIE e CARA sono tasselli importanti nelle politiche di sfruttamento degli immigrati, del loro controllo e di criminalizzazione.
Non ci vengano a raccontare di gestioni umane, non ci raccontino di paventate trasformazioni dei centri. La trasformazione passa attraverso la denuncia fino ad arrivare alla chiusura. Tutto il resto è la voglia di una appalto da 15 milioni di euro che in tempi di crisi, si sa, fanno gola, ma in tempo di crisi i cittadini dovrebbero pretendere che cifre del genere vengano impiegate sui territori per servizi essenziali per tutti e politiche di vera accoglienza e integrazione.
Tenda per la Pace e i Diritti